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Che cosa sono le Vertigini?

Il termine “vertigine” deriva etimologicamente dal verbo latino “vertere” che significa “girare“, sensazione avvertita dal soggetto che è affetto da questo disturbo.

Chi soffre di vertigini infatti ha l’impressione che tutto l’ambiente circostante ruoti intorno a lui provocandogli una sgradevole percezione di instabilità deambulatoria e mancanza d’equilibrio.

A provocare i giramenti di testa possono essere sia problemi cerebrali (vertigini centrali) che vestibolari (vertigini periferiche); nel primo caso sono coinvolte alcune zone encefaliche, mentre nel secondo caso è interessato l’apparato uditivo.

Spesso accompagnato da nausea, episodi di vomito, nistagmo e sudori freddi, questo disturbo ha un forte impatto anche sulla sfera psico-emotiva in quanto chi ne soffre sviluppa una forma di ansia e di paura nel momento in cui deve compiere anche le più semplici azioni quotidiane.

Secondo la maggior parte dei ricercatori la causa intrinseca delle vertigini, dopo aver escluso la presenza di gravi patologie, è ricollegabile all’apparato vestibolare dell’orecchio interno, che è l’organo dell’equilibrio.

In realtà le principali cause scatenanti di questo problema dipendono da instabilità posturale di tipo infiammatorio o traumatico, da malocclusione dentale oppure anche di natura psichica, il cui rimedio può essere individuato soltanto dopo una precisa indagine diagnostica.

Il giramento di testa deriva di solito da un’illusoria e sgradevole sensazione di movimento del corpo o dello spazio circostante, innescata da un conflitto tra le informazioni spaziali esterne e l’interpretazione interna elaborata dall’organismo.

In altre parole il soggetto, che avverte una sensazione di movimento in assenza di esso, può mostrare serie difficoltà nel mantenimento dell’equilibrio oppure nella deambulazione.

Il disturbo solitamente ha un esordio improvviso e con intensità variabile così come anche la sua durata è estremamente dissimile, prolungandosi da pochi istanti a molte ore.

Le informazioni sensitive responsabili dell’elaborazione centrale della vertigine derivano dall’occhio, dall’orecchio interno (vestibolo) oppure da recettori sensoriali localizzati a livello di muscoli e di articolazioni.

Quando ai centri nervosi dell’equilibrio arrivano segnali derivanti dai recettori periferici che trasmettono informazioni inesatte, ha origine un conflitto neurosensoriale responsabile appunto della vertigine.

Questa manifestazione non è altro che un segnale di allarme che informa il soggetto della situazione di pericolo che sta affrontando in quanto il corpo non riesce a rapportarsi correttamente con la realtà circostante.

In base alle loro caratteristiche intrinseche, le vertigini si distinguono in:

  • Oggettive: quando il soggetto vede l’ambiente ruotare intorno a sé; si tratta di un disturbo a carico dell’apparato vestibolare dell’orecchio interno;
  • Soggettive: quando è il soggetto a sentirsi trascinare in un movimento rotatorio, mentre l’ambiente circostante appare fermo; in questo caso la causa è centrale, a carico dell’encefalo.
Distorsione della Caviglia 1

Sintomi delle vertigini

Le vertigini si manifestano con alcuni sintomi caratteristici la cui intensità è particolarmente variabile e condizionata dallo stato di salute psico-fisica del paziente.

Nausea e vomito sono segnali spesso presenti durante un attacco vertiginoso e che possono insorgere improvvisamente oppure molto lentamente con un esordio quasi inavvertito.

La nausea in particolare ha una durata piuttosto prolungata e tende ad acuirsi nel momento di massima percezione rotatoria, mentre il vomito non è sempre presente.

A livello cardio-circolatorio, la persona che soffre di questo problema di norma avverte palpitazioni, tachicardia ed extrasistole, la cui genesi è collegata alla componente psico-emotiva della patologia.

Infatti il paziente, nel momento stesso in cui incomincia a sentire il giramento di testa, stimola il sistema nervoso autonomo ortosimpatico che, tramite degli specifici neuromediatori (adrenalina e noradrenalina) contribuisce ad allertare il cuore che aumenta la frequenza dei suoi battiti.

A livello dei vasi arteriosi si determina una vasocostrizione secondaria che provoca un innalzamento di pressione (ipertensione di rimbalzo), con sensazione di calore al volto e sudorazione fredda agli arti.

Possono subentrare anche episodi di ipoacusia, consistenti in un abbassamento transitorio della capacità uditiva per cui la persona avverte i rumori ovattati e indistinti, come se si trovasse sott’acqua.

Questa diminuzione dell’udito è transitoria, ma lascia nel soggetto una sgradevole sensazione di ottundimento.

Spesso si manifestano anche gli acufeni consistenti in prolungati ronzii auricolari uniti alla percezione di segnali acustici inesistenti, avvertibili sotto forma di fischi, soffi, sibili o anche pulsazioni.

Un sintomo sempre presente è la cefalea, che si manifesta sotto forma di dolore pulsante oppure tensivo in tutto il cranio, e che può avere un’intensità anche notevole.

Lo stordimento e la mancanza di equilibrio di solito accompagnano l’episodio vertiginoso acuendo il senso di instabilità posturale del paziente che, sia in caso di vertigini soggettive che oggettive, non si sente sicuro in posizione eretta.

In molti casi la muscolatura non risponde correttamente alle stimolazioni nervose centrali e il paziente avverte un senso di debolezza diffusa e di tremore agli arti, che condizionano notevolmente le sue attività.

Pur essendo un disturbo sporadico, il giramento di testa mostra una tendenza a cronicizzarsi, tanto maggiore quanto più intensi sono i sintomi percepiti.

Bisogna tenere presente che l’ansia è un fattore predisponente di estrema rilevanza dato che le vertigini presentano anche una componente di tipo psicosomatico, riconducibile a un’alterazione funzionale dei neuromediatori sinaptici.

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Cause delle vertigini

L’insorgenza di questo disturbo sembra sia dovuta alla formazione di cristalli di carbonato di calcio all’interno dei canali semicircolari dell’apparato vestibolare.

Muovendosi, questi cristalli alterano il funzionamento dell’organo dell’equilibrio provocando la percezione rotatoria dell’ambiente esterno.

In alcuni casi viene coinvolta una forma infiammatoria del labirinto (labirintite) in seguito a un’infezione di natura batterica (otite).

L’otite viene infatti considerata una delle cause predisponenti alla sindrome vertiginosa poiché in seguito a processi flogistici l’endolinfa contenuta all’interno dei canali semicircolari risulta infetta, alterando il funzionamento fisiologico.

La sindrome di Meniere, considerata una tra le cause dei giramenti di testa, è una patologia dell’orecchio interno provocata da un aumento di pressione dell’endolinfa all’interno del labirinto.

Alcune malattie di natura neurologica possono provocare l’insorgenza di vertigini, tra queste la sclerosi multipla, il neurinoma acustico e alcune forme neoplastiche del cervello.

Episodi di TIA (attacco ischemico transitorio) consistenti nell’interruzione temporanea dell’ossigenazione al cervello, sono responsabili di condizioni vertiginose che hanno una durata pari al periodo dell’attacco.

Una causa piuttosto comune che provoca giramenti di testa è riconducibile alla cervicale, un processo flogistico a carico delle prime vertebre del rachide.

La vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB)

La vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) consiste in una malattia dell’orecchio interno, che si ricollega alla postura del corpo nello spazio, avvertita in maniera inadeguata e non corrispondente alla realtà.

La conseguenza di tale stato si manifesta con sintomi vertiginosi di breve durata ma di elevata intensità, avvertiti come forti giramenti di testa parossistici, imprevedibili e improvvisi.

L’aspetto posturale del disturbo è collegato al cambiamento della posizione della testa, secondo cui è sufficiente ruotarla anche di poco per avvertire brevi vertigini molto forti.

I pazienti spesso lamentano un risveglio improvviso dal sonno con sgradevole sensazione di giramento di testa, peggiorato da qualsiasi inclinazione verso l’alto, verso il basso o lateralmente.

Non è insolito che questo disturbo sia accompagnato da nausea e vomito, dalla durata variabile.

Il paziente in queste circostanze si sente costretto a mantenere sempre la stessa posizione del capo, fissando il medesimo punto davanti a sè per cercare di contenere la sensazione di rotazione della stanza.

Anche per questa patologia viene valutata la componente vestibolare dell’orecchio interno, in quanto lo spostamento degli otoliti (piccole formazioni di carbonato di calcio) va a urtare contro terminazioni sensoriali.

Di norma gli otoliti si dissolvono e non provocano l’insorgenza di alcuna sintomatologia; soltanto in alcuni soggetti questi cristalli rimangono intrappolati nel fluido dei canali semicircolari e in seguito al loro movimento sono in grado di causare periodicamente i sintomi vertiginosi.

Il loro posizionamento preferenziale è all’interno del canale semicircolare posteriore, che per la sua struttura anatomica li accoglie in maniera ideale.

Per diagnosticare questa condizione è utile effettuare un audiogramma insieme a un esame neurologico, dato che un paziente che presenta vertigini senza problemi di udito probabilmente è affetto da VPPB.

Per diagnosticare con sicurezza la componente posturale delle vertigini e per la sua terapia, è necessario effettuare una prova pratica.

Il paziente seduto deve portare la testa verso il basso girandola da un lato: se subentra il nistagmo la percezione vertiginosa deve cessare entro venti secondi.

La stessa prova viene ripetuta dall’altro lato.

Una volta che questo test ha confermato la diagnosi di VPPB, si procede per riposizionare gli otoliti attraverso una tecnica manuale eseguita dallo specialista.

In seguito a questa procedura, che utilizza la forza di gravità per allontanare gli otoliti dalle terminazioni nervose, scompare la causa primaria della sindrome vertiginosa e la guarigione è assicurata.

Dopo questo intervento non invasivo, semplice e ben tollerato, i pazienti non possono sdraiarsi per 48 ore, e devono dormire seduti su una poltrona.
In generale essi non possono piegare la testa per prevenire la caduta dei cristalli nella camera dell’equilibrio.

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Postura e Vertigini

Una postura corretta ha lo scopo di assicurare l’equilibrio del corpo nello spazio e un’adeguata deambulazione, con il minor dispendio energetico e la migliore stabilità sia statica che dinamica.

Queste funzioni sono possibili grazie ai recettori sensoriali dell’equilibrio, localizzati a livello dei canali semicircolari dell’apparato auricolare.
Il sistema vestibolare a sua volta è collegato con i muscoli degli occhi e con il cervello.

Dall’attività sinergica di queste strutture anatomiche deriva la capacità del soggetto di mantenere la stazione eretta e di controllare l’andatura.

Quando si verificano delle anomalie funzionali prodotte da vari fattori eziologici, può insorgere una sindrome vertiginosa.

Il trattamento delle vertigini collegate alla postura dipende dalla diagnosi che viene effettuata.

Qualora il fattore scatenante sia riconducibile a forme infiammatorie tipo la labirintite, la terapia viene impostata con antibiotici e antinfiammatori di tipo FANS, e può essere completata con un programma di riabilitazione vestibolare.

Quando le vertigini si presentano in maniera particolarmente severa, è consigliato il riposo a letto e l’assunzione di antistaminici che di solito alleviano notevolmente i sintomi.

Se le vertigini sono associate alla sindrome di Meniere, si consiglia l’assunzione di proclorperazina, accompagnata da beta bloccanti e diuretici per regolarizzare la pressione arteriosa solitamente elevata.

In caso di vertigini di origine centrale, accompagnate da emicrania, le terapie più indicate prevedono la somministrazione di antidolorifici la cui natura dipende dal tipo di diagnosi.

Durante un attacco di vertigini è consigliabile sdraiarsi per il tempo necessario cercando di rimanere tranquilli al buio e senza mangiare.

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Vertigine negli anziani

Con il progredire dell’età subentrano numerosi fattori responsabili dell’insorgenza di vertigini e capogiri che rappresentano una delle cause più comuni di incidenti per gli anziani.

Anche in questo caso si tratta di disturbi posturali collegati agli organi coinvolti nell’equilibrio, soprattutto dell’apparato vestibolare.

Tenendo conto del fatto che le persone over 60 non possono abusare di medicinali, sarebbe buona norma sottoporli a cicli di riabilitazione vestibolare consistenti in un programma fisioterapico estremamente vantaggioso.

Questo disturbo viene acuito negli anziani da una maggiore instabilità degli arti causata da astenia muscolare, a cui si associano frequenti disturbi dell’udito.

In tutti questi casi la postura del corpo nello spazio ne risente in maniera notevole dato che anche la componente visiva del nistagmo può risultare compromessa.

Soprattutto nel momento in cui l’anziano si solleva dalla posizione supina oppure si alza da una sedia, il suo baricentro subisce un brusco adattamento che, in alcuni casi, genera un capogiro.

I rimedi più indicati prevedono cicli di ginnastica posturale che, oltre a rinforzare la muscolatura, consentono di migliorare il senso dell’equilibrio.

Prevenzione delle vertigini

Per prevenire le vertigini è possibile intraprendere dei programmi di riabilitazione vestibolare che attraverso una serie di specifici esercizi insegnano al paziente a utilizzare le informazioni visive e propriocettive piuttosto che quelle vestibolari.

Una volta che, in seguito alle sedute terapeutiche, si è raggiunto tale obiettivo, il problema degli attacchi vertiginosi è in gran parte risolto.

Infatti il cervello, avendo imparato a utilizzare le informazioni dei sistemi sensitivi ben funzionanti come quello visivo e propriocettivo, è di nuovo in grado di elaborare una strategia posturale adeguata alle condizioni logistiche, garantendo al paziente sia la posizione statica che quella dinamica.

La maggior parte dei problemi di disequilibrio dipende dall’apparato vestibolare, che è la sede della regolazione della posizione del corpo nello spazio.

Questa strategia preventiva di riabilitazione si propone l’obiettivo di riprogrammare l’equilibrio del corpo nello spazio per consentire al cervello di ricevere stimolazioni sensitive corrette.

Parallelamente a questo genere di esercizi, è consigliabile anche affrontare il problema dal punto di vista psicologico, mediante una terapia cognitivo-comportamentale per attenuare la percezione ansiosa della realtà circostante.

Chi soffre di vertigini infatti sviluppa quasi sempre problemi nevrotici di ansia anticipatoria, a causa dei quali si trova i un perenne stato di allerta nell’attesa che possano ripresentarsi le vertigini.

Nel momento in cui questo succede l’ansia accumulata va a stimolare le terminazioni sensitive che, in seguito a un’ipereccitazione mandano segnali sbagliati alle aree cerebrali.

Questo spiega il perché le vertigini si presentano particolarmente intense su pazienti ansiosi rispetto a soggetti più tranquilli.

Le sostanze responsabili di tali comportamenti sono ancora una volta l’adrenalina e la noradrenalina, la cui secrezione viene stimolata anche dall’apparato vestibolare, responsabile della genesi dei giramenti di testa.

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