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Che cosa si intende per Fibromialgia

Il significato etimologico del vocabolo “fibromialgia” deriva dal greco e significa letteralmente “dolore dei muscoli e dei tessuti fibrosi“, che è appunto il tipo di sintomatologia che caratterizza questo invalidante disturbo.
Si tratta di una patologia reumatica che colpisce l’apparato muscolo-scheletrico con interessamento anche alle articolazioni e che presenta alcuni segnali caratterizzanti:

  • dolore diffuso che mostra la tendenza a cronicizzarsi;
  • notevole rigidità nei movimenti;
  • affaticamento cronico che tende a peggiorare nel tempo;
  • disturbi del ritmo circadiano sonno/veglia;
  • sbalzi d’umore;
  • sindrome dell’intestino irritabile.

A livello della sfera psico-emotiva il paziente può essere affetto da manifestazioni di tipo ansioso-depressivo e soprattutto da disturbi causati dallo stress, una condizione che accompagna costantemente la malattia.
Infatti il soggetto si trova in uno stato di perenne iperalgesia, apparentemente senza cause conclamate, che è in grado di peggiorare pesantemente il suo stile di vita, in particolare limitandone i movimenti.
Nella fibromialgia, tutti i sintomi possono essere presenti contemporaneamente, ma possono anche manifestarsi singolarmente, rendendo in tal modo molto complessa la formulazione di una diagnosi.
Dal punto di vista epidemiologico la popolazione femminile presenta una maggiore probabilità di sviluppare la sintomatologia, con un rapporto di 9:1
e, anche se la malattia colpisce tutte le età, la fascia più interessata è quella compresa tra 25 e 55 anni.
È una patologia piuttosto diffusa dato che oltre 2 milioni di Italiani ogni anno lamenta sintomi collegabili a una diagnosi di questo tipo, anche se con ogni probabilità la loro percentuale è maggiore perché in molti casi non è possibile identificare con certezza la malattia, definita a ragione una sindrome multifattoriale.

Distorsione della Caviglia 1

Sintomi della fibromialgia

In questa condizione i muscoli si trovano in uno stato di tensione costante che non consente nessun recupero fisiologico e che di conseguenza diventa responsabile della stanchezza cronica e diffusa a tutto l’apparato scheletrico.
I muscoli sono costretti a lavorare in continuazione e pertanto non sono in grado di riposarsi per ripristinare il necessario stato fisiologico di funzionalità.
Le sedi prevalentemente colpite sono localizzate a livello del rachide, delle spalle, delle braccia, dei polsi, del cingolo pelvico e delle cosce.
La tensione muscolare continuativa innesca un’inevitabile rigidità articolare in quanto le articolazioni costituiscono i punti critici dell’intero apparato scheletrico; di conseguenza i movimenti risultano molto limitati anche a causa dell’interessamento tendineo.
I tendini diventano dolenti nel punto d’inserzione tra tessuto osseo e muscolare, contribuendo alla genesi dei “tender points“, che rappresentano le zone del muscolo dove si localizza lo stimolo algico.
Questi punti rivestono un ruolo di estrema importanza ai fini diagnostici.
Una caratteristica peculiare della malattia è che i parametri relativi all’infiammazione sono nella norma e non sono presenti alterazioni muscolari e neppure tendinee.
Nonostante si tratti di una sindrome articolare, non è possibile identificare sintomi tipici dell’artrite e neanche di disturbi degenerativi come la polimiosite, il lupus eritematoso oppure l’artrite reumatoide.
Inoltre la fibromialgia non risponde ai tradizionali trattamenti terapeutici con antinfiammatori di tipo FANS, mentre viene curata con qualche risultato mediante l’assunzione di farmaci per il sistema nervoso centrale, confermando quindi la sua componente neurologica.
La complessità del quadro sintomatologico costituisce la principale difficoltà di classificazione della malattia, che inizialmente era stata considerata una semplice fibrosite, ovvero una forma flogistica dei muscoli.
Dopo che è stata esclusa l’ipotesi di un coinvolgimento infiammatorio (dato che le strutture anatomiche interessate non mostrano alterazioni di questo genere), si ipotizza una natura psicologica della malattia.
Dal 1976, quando fu coniata la denominazione ufficiale di fibromialgia, è stata identificata con certezza la componente neurobiologica del quadro morboso, identificato come una malattia del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo, appartenente alla classe delle sindromi somatiche e funzionali.
Dato che la componente soggettiva della percezione dolorifica riveste un ruolo di notevole rilevanza, il coinvolgimento psicologico non è stato del tutto eliminato; pertanto la fibromialgia viene di solito associata a disturbi dell’elaborazione della sofferenza, responsabili a loro volta di alcune anomalie neurobiologiche.
È provato infatti che la trasmissione neuronale del dolore è coinvolta nella malattia, che pertanto può essere anche associata a problematiche di comunicazione degli impulsi nervosi tra le cellule.

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Cause della fibromialgia

Non ancora definiti con assoluta certezza, i fattori eziologici della fibromialgia sono numerosi e per questo motivo la malattia viene definita a genesi multifattoriale.
Esiste chiaramente un evento scatenante che si collega all’esordio dello stato morboso, che può essere un trauma fisico, psichico, una malattia virale o anche una forma allergica.
Secondo le più recenti linee guida esisterebbero anomalie a carico dei neurotrasmettitori, che sono i mediatori chimici responsabili della comunicazione intercellulare.
Anche un’ipotesi ormonale viene tenuta in conto dato che gli ormoni sono sostanze che, a loro volta, trasmettono messaggi biochimici tra i vari compartimenti cellulari.
La cause della fibromialgia possono essere raggruppate in varie classi.

1. Modificazioni dei neurotrasmettitori
Alcuni neurotrasmettitori cerebrali, come dopamina, serotonina, noradrenalina e acido gamma-amino butirrico (GABA) vengono sintetizzati in quantità notevoli in risposta a forti stress endogeni oppure esogeni.
La loro elevata concentrazione può contribuire all’insorgenza della tipica sintomatologia, che infatti si manifesta contestualmente a modificazioni percettive a livello della sfera psico-emotiva.
Queste sostanze nervose controllano anche il sistema endocrino e quello immunitario, contribuendo a intensificare le stimolazioni neurali sull’apparato muscolo-scheletrico.
D’altra parte, l’iperattività del sistema nervoso autonomo (ortosimpatico) responsabile dell’aumentata produzione di serotonina e noradrenalina, provoca una diminuzione dell’irrorazione sanguigna muscolare, che si traduce con manifestazioni dolorifiche.

2. Stress
Lo stress viene considerato uno dei più importanti fattori predisponenti alla comparsa della patologia in quanto è stata confermata la correlazione tra eventi traumatici e insorgenza dei sintomi.
La fibromialgia è infatti spesso associata al disturbo post-traumatico, alla sindrome da affaticamento cronico o anche al colon irritabile, altrettante malattie conseguenti a episodi stressanti.
Non soltanto traumi di natura psichica, ma anche di tipo organico sono chiamati in causa per spiegare la genesi del disturbo, che pertanto può essere collegato a stress fisico o emotivo.

3. Ormoni
La componente ormonale è strettamente coinvolta nell’insorgenza della fibromialgia, con particolare riferimento all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Lo sviluppo della patologia sembra sia infatti collegabile a una minore risposta del surrene alla stimolazione da parte dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), con concomitante diminuzione dei valori quantitativi del cortisolo.
Alcuni recenti studi neuroendocrini si sono concentrati sulla relazione tra l’omone ACTH e l’insorgenza della sintomatologia dolorosa soprattutto a livello tendineo, che costituisce una costante eziologica della fibromialgia.

4. Componente genetica
Esiste una predisposizione famigliare per questa patologia, che probabilmente deriva da una trasmissione di tipo poligenico.
Anche se non si può parlare di una trasmissione genetica propriamente detta, numerose ricerche cliniche hanno evidenziato come le mutazioni genetiche possano sensibilizzare gli individui a sviluppare la malattia, che è associata a polimorfismi genetici relativi al sistema di neurotrasmissione (dopaminergico, serotoninergico e catecolamminergico).
Tali alterazioni, pur non essendo specifiche per la fibromialgia, sono comunque rapportabili a modificazioni funzionali del sistema muscolare e tendineo e confermano il collegamento tra sfera psichica e quadro morboso già ampiamente analizzato.
Si può parlare quindi di una predisposizione genetica per persone che, essendo maggiormente vulnerabili allo stress psicologico e alla percezione del dolore, sono anche più facilmente soggetti all’insorgenza di fibromialgia.

5. Infezioni
Alcune patologie virali sembrano responsabili della comparsa o dell’aggravamento di questo quadro morboso, in particolare la fibromialgia insorge in seguito a mononucleosi infettiva, al morbo di Lyme, o alla sindrome da contaminazione batterica localizzata a livello dell’intestino tenue.

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Caratteristiche della fibromialgia

Pur essendo una malattia associata a condizioni reumatiche, come appunto la polimialgia reumatica o l’artrite reumatoide, la fibromialgia non manifesta una degenerazione nè una compromissione degli organi interni.
In molti casi, tuttavia, la malattia si cronicizza rendendo infrequente la guarigione.
La fibromialgia reumatica consiste in un particolare tipo della malattia, spesso associata alla sindrome di Raynaud, che comporta un eccessivo vasospasmo indotto da stimolazione del sistema nervoso ortosimpatico.
Questa relazione confermerebbe il coinvolgimento neuronale della fibromialgia cronica.
Correlata a un’infiammazione dei muscoli che esordisce dal collo per propagarsi attraverso spalle e torace a tutto il resto del corpo, la polimialgia reumatica mostra un quadro sintomatico piuttosto costante e relativo ad una progressiva rigidità muscolare.
Tutte le volte in cui si parla di mialgia si intende uno stato doloroso delle fibre muscolari che, nella maggior parte dei casi, è collegato anche a disordini della neurotrasmissione delle stimolazioni a livello di placche motrici.
Essa non produce altre malattie secondarie, ma il dolore innescato può incidere notevolmente sulla qualità della vita, anche in relazione al fatto che lo stato di affaticamento cronico e i disturbi del sonno sono responsabili di un deterioramento progressivo delle attività quotidiane e professionali, un quadro globale che viene denominato “fibro-fog” , che significa deterioramento fibromialgico.

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Fibromialgia e Postura

Secondo alcune ricerche epidemiologiche è stato evidenziato un collegamento tra un’alterazione del controllo posturale e l’insorgenza di fibromialgia.
Trattandosi di un disturbo che coinvolge il funzionamento della muscolatura è abbastanza intuitivo che la posizione del corpo nello spazio possa risentirne in maniera evidente.
Molti pazienti fibromialgici presentano un alterato controllo posturale, che peggiora in seguito all’alterazione delle stimolazioni sensitive, ma che non è collegato alla forza contrattile.
È probabile una correlazione tra questa patologia e una modificata percezione degli input vestibolari (responsabili dell’equilibrio posturale) prodotti da degenerazione neuronale del tronco encefalico.
Tali deficit sensoriali da un lato peggiorano il controllo posturale e d’altro lato contribuiscono a deteriorare la funzionalità dell’apparato muscolare facilitando l’insorgenza di fibromialgia.
Alla base di questo collegamento ancora una volta ci sono i neuromediatori, sostanze biologiche il cui ruolo è quello di supervisionare il funzionamento della muscolatura (controllata a sua volta dal sistema nervoso).
Quasi il 50% dei pazienti affetti da questa malattia presenta disturbi dell’equilibrio, che costituiscono probabilmente i sintomi maggiormente debilitanti insieme al dolore.
La patologia in questione coinvolge in maniera evidente la sfera psico-emotiva, una componente presente anche nei casi di compromesso controllo dell’equilibrio.
Inoltre esiste una probabile correlazione tra la mancanza di forza muscolare tipica dell’ammalato fibromialgico e la capacità di mantenere una corretta postura del corpo.
Secondo queste ipotesi sia la componente psicologica che la perdita di forze sono fattori comunemente presenti nelle persone affette da fibromialgia, confermando quindi un collegamento tra la malattia e l’assetto posturale.
D’altra parte un’alterazione della postura, con l’assunzione di errate posizioni del corpo nello spazio, provoca inevitabilmente una scorretta funzionalità dei muscoli che, nel tentativo di rimediare alle problematiche posturali, si contraggono in maniera scoordinata.
Tenendo conto che uno dei principali sintomi della fibromialgia consiste appunto nella tensione muscolare che non è in grado di alternarsi a nessuna fase di rilassamento, può essere plausibile l’ipotesi che mette in relazione la patologia con problematiche posturali.
Quando l’apparato muscolo-scheletrico funziona in maniera fisiologica, la sua posizione nello spazio si mantiene corretta sia per quanto riguarda l’equilibrio (controllato dall’apparato vestibolare) che la deambulazione (controllata da aree encefaliche).
Alla base di questi meccanismi posturali vi sono i neurotrasmettitori, sostanze coinvolte anche nella genesi della fibromialgia (prima classe delle cause della patologia).
Tutte le volte in cui si verificano delle anomalie funzionali dei neuromediatori (soprattutto noradrenalina), si manifestano conseguenze ad ampio raggio, dato che tali sostanze partecipano praticamente a tutte le reazioni biologiche dell’organismo.
Un’altra conferma del collegamento tra postura e fibromialgia deriva dal fatto che in molti casi i pazienti traggono notevoli vantaggi da sedute di riabilitazione posturale, tramite cui la muscolatura diminuisce la sua tensione.
Una ginnastica di questo tipo è in grado di ristabilire l’equilibrio muscolare, agendo sulle zone rigide e doloranti presenti nei pazienti fibromialgici.
Tra i vari benefici derivanti dalle pratiche posturali si nota l’acquisizione di una migliore elasticità e tonicità delle fibre muscolari, che di conseguenza risultano meno tese.
Promuovendo il movimento e l’allungamento dei muscoli dolenti, vengono eliminate le tensioni funzionali, con miglioramento della postura e nello stesso tempo con attenuazione della sintomatologia dolorosa.
Ottimizzando il funzionamento delle fibre muscolari si ripristina inoltre l’alternanza tra contrazione e rilassamento, mancante nei pazienti affetti da fibromialgia.
Potendo sfruttare un assetto posturale fisiologico, il paziente elimina del tutto una componente della malattia dato che viene a mancare la tensione muscolo-tendinea derivante da errate posizioni del corpo.
L’aumentata capacità funzionale del rachide, e quindi della muscolatura ad esso collegata, garantisce il superamento di un’importante concausa di questa malattia cronica.
Trattamenti di questo genere si possono rivelare risolutivi in tutti quei casi (e sono molto numerosi) in cui le terapie farmacologiche non sortiscono nessun risultato efficace.
Trattandosi di metodiche anti-stress, i trattamenti posturali contribuiscono a minimizzare alcuni sintomi della fibromialgia che ha una forte componente psico-emotiva e che spesso non mostra alcun miglioramento significativo.

Approccio terapeutico della fibromialgia

La cura della fibromialgia deve essere personalizzata secondo le necessità del singolo paziente.
La medicina tradizionale si basa sull’impiego di antidolorifici e di psicofarmaci.
Dal punto di vista psichico, i medicinali che vengono prescritti con maggiore frequenza sono gli antidepressivi triciclici (amitriptilina e trazodone), spesso associati con una benzodiazepina, oltre che gli SSRI (citalopram e fluoxetina), che agendo sul reuptake della serotonina modificano il suo metabolismo.
In molti casi, trattamenti di questo tipo vengono uniti a preparati miorilassanti (ciclobenzaprina e tizanidina).
Per quanto riguarda gli analgesici, essi, pur non essendo specifici per questa malattia, possono alleviare la sintomatologia dolorosa.
Tra questi i più utilizzati sono il tramadolo (farmaco oppioide), l’acetaminofene, oppure i tradizionali FANS, come naprossene sodico e ibuprofene.
Come supporto alla terapia farmacologica vengono suggeriti anche percorsi cognitivo-comportamentali associati a terapie fisiche come la TENS, la ionoforesi o la termoterapia.

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