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Il piede è la parte anatomica su cui poggia il nostro corpo. Le sue funzioni principali sono mantenere una corretta postura e garantire l’equilibrio, la stabilità e la coordinazione del nostro assetto complessivo. In questo articolo scopriremo se il piede è causa o adattamento a un problema di postura.

 

La biomeccanica del piede

Il piede è un sistema strutturato in maniera complessa; è composto da 26 ossa, 33 articolazioni oltre che da muscoli, legamenti e tendini. Si tratta di uno straordinario sistema biomeccanico. Il piede infatti poggia sul suolo garantendo la stabilità del corpo ed è il responsabile del controllo antigravitario che ci consente di rimanere eretti e di muoverci nello spazio, in equilibrio costante. Ma non è l’unica sua utilità. Il piede svolge anche la duplice funzione di effettore e di ricettore. Cosa significa? Vuol dire che il piede esegue e riceve comandi, attraverso la risposta motoria, tramite i muscoli. Allo stesso tempo interagisce con l’organismo attraverso gli esterocettori cutanei della pianta, il sistema miofasciale, i propriocettori di articolazioni, tendini e muscoli. Da qui si comprende come il piede sia anche un organo di senso. Dunque, grazie a questi esterocettori cutanei, la pianta è innervata e dotata di sensibilità. Si tratta di un sistema complesso grazie al quale abbiamo un rapporto costante con l’assetto posturale e restiamo in equilibrio sia statico sia dinamico.

Piede e Postura

Le informazioni plantari sono le sole a provenire da un recettore sensoriale sempre a diretto contatto con il suolo. Per tale ragione il riflesso plantare svolge un ruolo fondamentale nelle funzioni posturali, in quanto riesce a modulare e attivare riflessi anche molto complessi. Il piede, dunque, viene ritenuto a ragione il più importante organo di senso e di moto antigravitario del nostro corpo.
Tuttavia, nelle popolazioni che vivono su superfici piane, specialmente nei paesi maggiormente sviluppati, il piede è all’origine di gran parte degli squilibri della postura; ma allo stesso tempo il piede riesce a rimediare a quegli stessi squilibri discendenti dell’apparato stomatognatico; ci riferiamo in particolare all’articolazione temporo-mandibolare e ai denti, ma anche agli squilibri noti come “discendenti”, che derivano da vestibolo e occhi.
Dunque grazie al piede, in sintesi, l’uomo riesce a prelevare dalla forza di gravità l’energia che gli serve per muoversi nello spazio.
Il piede svolge numerosi compiti, sia dinamici che statici; per esempio, quando il corpo umano è in posizione eretta, il piede poggia sulle superfici con tre punti scheletrici che consentono:

  • un appoggio anterointerno: il piede grava sul suolo con la testa del primo osso del metatarso e con le ossa sesamoidi;
  • un appoggio anteroesterno: con la testa del quarto e quinto osso del metatarso;
  • un appoggio posteriore: con la tuberosità posteriore dell’osso del calcagno.

 

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Problematiche posturali del piede

Il piede, dunque, può essere considerato il terminale del sistema posturale. Grazie alle sue caratteristiche meccaniche, è in grado di deformarsi, torcersi, bilanciarsi per riequilibrare e armonizzare ogni squilibrio posturale causato dalle caratteristiche del suolo. Come già anticipato in precedenza, esso svolge una funzione tampone per rimediare all’azione di altri recettori che agiscono sull’equilibrio della postura, come per esempio la vista, l’orecchio interno, e l’apparato stomatognatico. Solo in rari casi il piede è la causa della postura scorretta. In molti casi invece è un po’ causa un po’ rimedio, mostrando dunque caratteristiche miste, causative e adattative.
Ma cosa accade quando i piedi sono coinvolti in disfunzionalità posturali? Quale iter è necessario seguire? Grazie a un esame posturale effettuato in statica e in dinamica, da parte di uno specialista, si è in grado di riconoscere l’origine delle anomalie podaliche. Si tratta del primo step verso un trattamento posturale e una correzione delle disfunzionalità. Ma quali sono le anomalie podaliche più rilevanti?
Cominciamo con un difetto molto comune anche tra i giovani: i piedi piatti.
Il piede piatto è un piede che si caratterizza per un irrigidimento dovuto a una scarsa rotazione dei segmenti anteriori all’osso astragalo; l’effetto è che l’elica podalica non si avvolge in modo soddisfacente. Le conseguenze sono cronologicamente le seguenti:

  • cedevolezza nel piede in età infantile;
  • piede valgo-piatto durante l’adolescenza;
  • piede piatto e artrosico nell’età adulta.

Il piede piatto si abbina sempre a un talo valgo. Il piede si infossa all’interno e causa una rotazione interna degli assi femorali e tibiali; inoltre si manifesta solitamente una predisposizione al ginocchio valgo. Ciò causa una serie di disfunzionalità della postura:

  • posizionamento interno delle cosce e delle gambe;
  • posizionamento interno delle rotule, con conseguente ginocchio valgo;
  • antiversione del bacino: ossia il bacino si proietta in avanti;
  • iperlordosi: aggravamento della lordosi lombare;
  • ipercifosi dorsale: causata dalla compensazione delle curve presenti.

Si manifesta dunque una tensione in compressione che interessa le vertebre lombari, oltre che una rigidità complessiva e la predisposizione alle contratture.

Il piede cavo invece si caratterizza per un eccesso di rotazione, chiamata pronazione, dei segmenti anteriori dell’osso astragalo. Dunque si tratta di un problema di rilasciamento, con un’elicatura podalica eccessiva.
Bisogna rilevare che il piede deve sempre adattarsi al suolo; solitamente lo fa cavizzandosi, cioè aggrappandosi alla superficie pestata.
C’è da dire che in quasi tutti gli esseri umani esiste un fenomeno conosciuto come asimmetria posturale. È un difetto ricorrente che si manifesta a causa degli atteggiamenti differenti dei due piedi. Grazie alla baropodometria, sia in fase statica sia in fase di deambulazione, si possono rilevare gli atteggiamenti diversi dei piedi e la presenza di un piede piatto o cavo.

Un’altra patologia molto diffusa del piede è l’alluce valgo, che si caratterizza per l’esostosi laterale della prima testa del metatarso e per la lussazione degli ossi sesamoidi. L’alluce valgo è riconoscibile per l’evidente gibbosità di tale zona del piede, che normalmente deforma la scarpa su cui sfrega in continuazione. L’alluce valgo è causato da:

  • carichi squilibrati che gravano sull’avampiede nel corso della fase propulsiva del passo;
  • uso inappropriato di scarpe a punta stretta e tacco alto;
  • ereditarietà.

In tanti confondono il piede valgo e il piede varo, ma è un errore. Il piede varo si caratterizza per una rotazione esterna degli assi femorali e tibiali, che ha come conseguenza l’iperpressione rotulea e ginocchio anch’esso varo. Le conseguenze posturali del piede varo sono le seguenti:

  • posizionamento esterno della coscia e della gamba;
  • posizionamento esterno delle rotule: che ha come conseguenza il ginocchio varo, per una pressione esterna delle ginocchia;
  • rotazione esterna del femore: alla lunga si può incorrere nell’artrosi dell’articolazione delle anche;
  • verticalizzazione dell’osso sacro: diminuiscono le curve della colonna vertebrale, il dorso e i glutei diventano piatti.

I piedi vari asimmetrici sono piedi vari in modo diverso tra loro, ossia sono asimmetricamente disfunzionali. La conseguenza è che il bacino bascula e ruota, per cui la colonna si adatta con bloccaggi vertebrali che portano alla scoliosi.
Anche i piedi valghi asimmetrici provocano rotazioni del bacino, con bloccaggi vertebrali e scoliosi.
E poi c’è un altro caso molto particolare, quello dei piedi disarmonici. I piedi disarmonici sono due piedi con caratteristiche opposte, un piede è varo e l’altro è valgo. In questo caso molto particolare si riscontreranno rotazioni opposte delle gambe: una gamba andrà in rotazione interna, l’altra in rotazione esterna. Si verificheranno dunque le normali conseguenze delle disfunzionalità dei piedi valghi e vari insieme, con rotazioni e bascule del bacino che porteranno a bloccaggi vertebrali a più livelli e fenomeni di scoliosi.

Poi ci sono i piedi a doppia componente, che presentano caratteristiche ancora più specifiche. Ognuno dei due piedi infatti ha sia componenti varizzanti sia valgizzanti. Tali dismorfismi possono essere individuati da uno specialista, facendo camminare avanti e indietro il paziente. Solitamente durante il breve tragitto il piede con doppia componente poggia sul bordo esterno del tallone, cadendo subito dopo in valgo. Gli effetti sulla postura sono evidenti, in quanto si manifesta una tendenza del corpo a inclinarsi in avanti. Le conseguenze possono essere:

  • piano scapolare anteriore;
  • tendinite della zampa d’oca: si tratta di un’infiammazione del punto d’intersezione del tendine di tre muscoli, che assumono la forma di una zampa d’oca;
  • tensione eccessiva delle vertebre lombari;
  • dolori alle piante dei piedi e ai polpacci;
  • calli ai piedi e dita ad artiglio.

Si è detto che il piede è un sensore. È chiaro che un appoggio non corretto del piede ha delle conseguenze anche su caviglie, ginocchia e in generale sulla colonna vertebrale, avendo come terminale delle disfunzionalità posturali la testa e la sua posizione. Dunque gli effetti si ripercuotono su tutto il corpo, squilibrandolo in modo più o meno grave.
Per far comprendere come la sensibilità del piede sia fondamentale per la postura, concluderemo con il piede diabetico. Le persone che soffrono di diabete possono andare incontro a conseguenze serie anche per quanto riguarda i problemi posturali. Il piede diabetico è una vera e propria sindrome causata dal sommarsi di complicanze dovute alla patologia: la neuropatia priva il piede della sua sensibilità, alterando il tal modo la postura e rendendo le nostre estremità insensibili a ustioni, calli e tagli.

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Quando un piede disfunzionale causa problematiche alla postura

Gli esseri umani sono sottoposti costantemente alla forza di gravità. La nostra vita si fonda sulla lotta per il consolidamento di un assetto statico e dinamico, che ci garantisca l’equilibrio mentre camminiamo ma anche quando stiamo fermi, in piedi ed eretti. La stabilità del nostro corpo deve essere guadagnata ogni giorno, lottando contro ostacoli che le superfici che calpestiamo ci presentano a ogni passo. Gli ostacoli sul nostro cammino ci costringono ad escogitare, senza che ce ne rendiamo conto, soluzioni posturali e schemi di compensazione. Il piede, che è di fatto, come abbiamo visto, un organo di senso, e l’appoggio plantare entrano in rapporto con la postura tramite le catene muscolari. Le catene muscolari sono alla base della sindrome da deficit posturale, che si manifesta con diversi sintomi.

  • dolori retro-oculari;
  • emicrania o cefalea;
  • dolori ai denti;
  • torcicollo;
  • vertigini;
  • appoggio plantare asimmetrico;
  • false otalgie;
  • lombalgie;
  • scoliosi.

Le cause della sindrome posturale possono essere di tipo ascendente o discendente. Una postura disfunzionale, infatti, si basa su due tipi di catene: ascendenti o discendenti. La sindrome di tipo ascendente ha una causa podalica, quella discendente invece ha cause cranio-cervico-mandibolari, vestibolari e oculomotorie. Durante l’esame della postura si procede solitamente a una valutazione complessiva, studiando l’appoggio plantare attraverso strumenti quali il podografo, il plantoscopio e il filo a piombo. Si prendono in considerazione le asimmetrie del rachide e del tronco, oltre che possibili scoliosi. Altri aspetti da considerare sono l’allineamento e la simmetria delle spalle, il valgismo e varismo delle ginocchia e la supinazione o pronazione del retropiede. Indizi determinanti possono essere l’anteropulsione del capo, delle spalle e del bacino, l’iperlordosi lombare e l’ipercifosi dorsale. Col il podoscopio si verifica l’appoggio plantare: se fosse alterato da piede piatto o cavo sarebbe causa di malfunzionamento del circolo di ritorno.
La sindrome posturale ascendente, dunque, va ricercata sul recettore podalico, al di sotto del baricentro del corpo. Le disfunzionalità riguardano le strutture e le catene muscolari e scheletriche che si ripercuotono dal basso verso l’alto, di qui la definizione “ascendente”.
In tal caso l’osteopata deve eliminare i blocchi meccanici e le tensioni muscolari; si tratta di una vera e propria riprogrammazione del paziente per riportarlo a una postura fisiologica, anche con l’ausilio di suolette propriocettive.

Piede e Postura

Nel caso di direzionalità ascendenti, gli adattamenti meccanici permettono allo specialista di riconoscere i problemi nella catena e all’operatore di correggerli, ripristinando l’appoggio plantare corretto; si può procedere attraverso la stimolazione della muscolatura specifica, con benefici su tutti i distretti del corpo. Si parte dunque dal piede, per poi passare al ginocchio, ad anca e bacino, manipolando poi le curve della colonna, sia quelle fisiologiche sia quelle afisiologiche, per concludere con la manipolazione del cranio e degli arti superiori.
La sindrome discendente può essere riconosciuta a causa di:

  • osso sacro al di là della linea verticale;
  • occipite allineato al poligono d’appoggio.

Le strutture che influiscono sulla disfunzionalità sono comprese in un’area che arriva all’osso sacro, dunque al di sopra del baricentro del corpo. Coinvolgono via via le strutture in basso per arrivare fino al piede, che invece di essere causa della disfunzionalità ne subisce gli effetti.

Piede e Postura

Il ruolo della rieducazione posturale

La postura scorretta per problemi legati ai piedi può essere trattata con la ginnastica posturale. Un sistema terapeutico consolidato consiste tuttavia nell’intervento sulla postura del piede, dunque attraverso la prevenzione, che è fondamentale a ogni età. È chiaro che se si interviene nel corso dell’età evolutiva si possono prevenire atteggiamenti scorretti del corpo e se ne può evitare il peggioramento.
Durante l’età adulta si possono correggere gli errati appoggi plantari. Anche chi pratica sport dovrebbe curare l’appoggio plantare, in modo da evitare sollecitazioni scorrette che possono condurre a infortuni. Allo stesso modo sono importanti le calzature che si indossano. La posturologia non può non prendere in considerazione e basarsi sulla raccolta delle informazioni, che permettono di valutare l’appoggio del piede e come esso si evolve nel tempo, così come la distribuzione del carico e le anomale compensazioni del corpo. Il controllo della postura del piede farà emergere o meno il bisogno di avvalersi di un’ortesi plantare in grado di correggere i difetti. Si può infatti intervenire con una correzione coadiuvata da supporti alla postura.
La ginnastica posturale che interessa i piedi è fondamentale per evitare l’insorgere di patologie o almeno per evitare che si cronicizzino.
La ginnastica plantare invece è una buona abitudine da far adottare anche ai bambini: stimola il piede e si articola in vari esercizi che aiutano il soggetto ad abituarsi sin da piccolo a una crescita corretta della volta plantare. Attraverso tali esercizi si aiuta il bambino a trovare l’assetto ideale per il suolo e a mantenere in equilibrio la struttura del corpo. Non bisogna però dimenticare che tutto parte dall’osservazione del soggetto, ogni curva del corpo ha un significato.