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Cos’é l’ileopsoas?

L’ileopsoas è il più potente muscolo flessore dell’anca, costituito da due componenti anatomiche: il muscolo grande psoas e il muscolo iliaco che si uniscono a livello della cavità pelvica.

Si tratta di un organo pari che fa parte del gruppo dei muscoli interni dell’anca, dato che si colloca appunto all’interno dell’articolazione, anche se ha rapporti con la parete addominale posteriore.

Il muscolo ileopsoas è strettamente coinvolto nei movimenti articolari del bacino nella zona d’inserzione dell’arto inferiore con il tronco, dove si trovano anche il muscolo grande, medio e piccolo gluteo, il piriforme e altri sottogruppi.

Contrariamente ad altre strutture contrattili, le fibre dell’ileopsoas si dirigono lateralmente e in basso, direzionandosi verso il femore, per svolgere una funzione ad ampio raggio, da cui dipende la fisiologia posturale del soggetto.

Il suo andamento non è perfettamente lineare dato che il muscolo deve adattarsi alle strutture scheletriche che incontra lungo il suo percorso.

Con la sua porzione laterale, infatti, il grande psoas , che si origina superiormente, si fonde con il muscolo iliaco, prima di arrivare alla coscia sopra al legamento inguinale.

Questa struttura muscolare, che è considerata una delle più importanti di tutto il corpo, svolge il compito fondamentale di collegare la colonna vertebrale agli arti inferiori, per consentire una corretta postura e per mantenere l’equilibrio (sia da fermi che in movimento).

Riflessi Somato-Viscerali

Secondo la medicina orientale, questo organo è considerato il “muscolo dell’anima” e un suo corretto allenamento può contribuire a minimizzare ansia e stress.

Pertanto, esso assume un ruolo taumaturgico anche per disturbi di tipo psico-somatico, ottimizzando il benessere di corpo e mente.

Dal punto di vista strutturale, l’ileopsoas non può essere considerato un muscolo singolo, ma piuttosto un complesso di fibre muscolari, in grado di svolgere le seguenti prestazioni:

  • mantenere la postura;
  • permettere il movimento;
  • stabilizzare l’equilibrio;
  • migliorare la funzionalità articolare;
  • ruotare esternamente le cosce;
  • piegare il busto in avanti;
  • flettere le cosce verso il bacino;
  • controllare indirettamente i processi digestivi.

Mantenerlo in buona salute è quindi indispensabile per garantire il benessere a tutto l’organismo in quanto, a differenza della maggior parte dei muscoli che lavorano su zone ben definite, l’ileopsoas mantiene rapporti con la quasi totalità del corpo.

Con il passare del tempo, soprattutto se lo stile di vita è sedentario, succede spesso che il muscolo incominci a mostrare problematiche di un certo rilievo che, qualora non vengano trattate adeguatamente, possono causare disturbi molto limitanti.

La conseguenza più comune è l’irrigidimento, responsabile dell’insorgenza di patologie alle anche, alla schiena, alle ginocchia e perfino all’apparato respiratorio e digerente.

Un simile coinvolgimento funzionale dipende dai complessi ed estesi rapporti anatomici del muscolo che, inoltre, partecipa alla genesi della scoliosi e di numerosi dolori lombari.

In caso di ipercontrazione è possibile che il rachide subisca processi di iper-lordosi, mentre al contrario, quando le fibre non si contraggono sufficientemente, può verificarsi ipercifosi, spesso accompagnata da rilassamento ei muscoli addominali, dei glutei e delle cosce.

Altre spiacevoli conseguenze del malfunzionamento di questo muscolo sono:

  • intensificazione dei dolori mestruali;
  • dolori inguinali;
  • dolori al pavimento pelvico;
  • sciatalgia e lombalgia;
  • anomalie posturali alle ginocchia;
  • malfunzionamento dei visceri;
  • dispepsia.

In alcune condizioni è possibile che il muscolo abbia conseguenze negative anche sullo stato emotivo dell’individuo, contribuendo all’insorgenza di ansia, nervosismo, irritabilità e insonnia.

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La definizione di “muscolo dell’anima” dipende dal fatto che, secondo la medicina tradizionale Cinese e le filosofie orientali, in questa parte del corpo sarebbe canalizzata la maggior parte dell’energia vitale, in grado di condizionale non soltanto il benessere fisico, ma anche psico-emotivo.

Quanto più l’ileopsoas è in buona salute, tanto migliore è il supporto offerto dal bacino a tutto l’organismo, con un evidente miglioramento della canalizzazione energetica verso le zone in cui si presenta una necessità.

In tal modo l’energia può fluire attraverso l’apparato osteo-articolare, muscolare e tendineo, dove si trovano i più importanti centri vitali dell’uomo, noti con l’appellativo di chakra.

Il fatto che un muscolo possa incidere così profondamente sull’equilibrio energetico è collegato al desiderio di sopravvivenza che ogni persona porta dentro di sé in maniera più o meno consapevole.

Proprio per questo motivo, nei momenti di maggiore tensione emotiva causata da stimoli stressanti si attiverebbe una situazione di pericolo (allert), responsabile della tendenza a scappare dalla causa generatrice.

Un simile meccanismo di autodifesa muscolare dipende principalmente dall’intervento dell’adrenalina, il neuromediatore dello stress, in grado di iper-stimolare l’ileopsoas.

Il muscolo, oltre ad avere rapporti anatomici con il rachide e gli arti inferiori, è collegato anche al diaframma, che è il muscolo direttamente coinvolto nei processi respiratori.

Pertanto, se l’ileopsoas è contratto (in seguito a somatizzazioni di stress e ansia), inspirazione ed espirazione non avvengono normalmente e la respirazione risulta inefficace, alterata e affannosa.

Una condizione dl genere si riflette inevitabilmente sulla percezione psicologica del soggetto, che avverte problemi tensivi in tutto il corpo.

Per non correre rischi di questo tipo è quindi consigliabile prendersi cura dell’ileopsoas, mediante l’esecuzione di esercizi mirati a mantenerlo in buona salute.

Anatomia dell’ileopsoas

L’ileopsoas è formato da due distinte componenti muscolari: il grande psoas e il muscolo iliaco che, pur avendo un’origine differente, a un certo punto si incontrano formando un’unica inserzione tendinea verso la base del muscolo femorale.

Il grande psoas ha un aspetto allungato, fusiforme e piuttosto spesso, in grado di sviluppare una forza potente e durevole; il muscolo iliaco invece è appiattito e mostra una forma a ventaglio.

Il primo ha origine a livello dei corpi vertebrali della zona toraco-lombare della colonna vertebrale, mentre il muscolo iliaco nasce dai 2/3 superiori della fossa iliaca e dalla parte laterale dell’osso sacro, assumendo una posizione molto più bassa, che si localizza all’interno della cavità pelvica.

Le fibre dell’ileopsoas presentano un andamento latero-inferiore dirigendosi verso il femore e, una volta superato il legamento inguinale, costituiscono il Triangolo di Scarpa (una formazione triangolare di natura muscolo-tendinea).

In questa zona anatomica, che si trova nella regione anteriore e laterale delle cosce, il muscolo è affiancato da numerosi vasi sanguigni, linfatici e da stazioni linfonodali.
Esso infine termina il suo percorso inserendosi alla base del femore.

I principali collegamenti anatomici dell’oleopsoas sono i seguenti:
vertebre lombari (inserzione laterale);
muscoli lombari (inserzione mediale);
piccolo trocantere femorale (inserzione posteriore);
piccolo psoas (inserzione inferiore).

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All’interno della pelvi, il muscolo arriva fino all’altezza della zona pubica, dopo aver contratto alcuni rapporti con la borsa ileo-pettinea, una borsa sinoviale che svolge funzioni protettive e ammortizzanti.

L’innervazione dell’ileopsoas tiene conto delle sue due componenti anatomiche e comprende: alcune branche del nervo femorale e dei nervi spinali lombari.

La vascolarizzazione del muscolo è a carico dell’arterioa ileo-lombare, dell’ iliaca interna e, soltanto in piccola parte, di quella esterna.

 

Biomeccanica dell’ileopsoas

Dal punto di vista funzionale, l’ileopsoas è il più potente muscolo flessore dell’anca non soltanto per la sua struttura anatomica, ma anche per la tipologia di miofibrille che lo compongono.

La biomeccanica di questo organo prevede un movimento che si svolge sul piano sagittale e che consiste nell’avvicinamento del femore all’addome, con progressiva riduzione d’ampiezza dell’angolo.

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Il grado di flessione è maggiore a ginocchio flesso, corrispondente al valore di circa 120 gradi, mentre è minore a ginocchio esteso, con angolo di 90 gradi.

La principale funzione dell’ileopsoas è dunque quella di contribuire al movimento di flessione dell’anca, in associazione al mantenimento della lordosi lombare e della cifosi toracica.

Simili prestazioni sono fondamentali per ottimizzare l’assetto posturale del corpo nello spazio.

L’organo può agire anche come flessore del tronco, sia frontalmente che lateralmente: nel primo caso la contrazione è bilaterale, mentre nel secondo caso è unilaterale.

I muscoli estensori delle cosce e quelli flessori del busto servono per consentire la rotazione (totale oppure parziale) del bacino, interessando anche la colonna vertebrale.

Esiste un antagonismo fisiologico tra retroversione e antiversione delle componenti muscolari, per cui l’obiettivo da raggiungere è rappresentato dal raggiungimento di un equilibrio posturale.

L’ileopsoas, che è un muscolo flessore della coscia, deve funzionare in maniera piuttosto potente in quanto il suo ruolo è di vincere le notevoli resistenze fisiologiche.

Il suo allenamento non può prescindere da quello dei muscoli addominali, poiché esiste una notevole sinergia operativa tra questi fasci.

Un’eventuale infiammazione del psoas si può riflettere sia sul bacino che sulle gambe, compromettendo in maniera significativa l’assetto posturale e spesso provocando dolori articolari e tendinei.

I sintomi del psoas infiammato sono avvertiti con maggiore incisività quando il soggetto desidera ruotare il bacino anche di poco, dato che le fibre si trovano in uno stato di contrattura flogistica progressivamente più intensa.

In tali situazioni è necessario valutare la biomeccanica del muscolo, tenendo conto che un’eccessiva forzatura delle sue componenti potrebbe innescare squilibri posturali e spostamento del baricentro.

 

Funzione Posturale dell’ileopsoas

Posizionato tra la zona lombare del rachide e l’anca, il muscolo ileopsoas collega le gli arti inferiori alla colonna vertebrale sostenendo anche l’intera impalcatura scheletrica e quindi controllando l’assetto posturale del corpo.

Esistono numerose ricerche scientifiche che sostengono una stretta connessione tra l’aspetto psico-emotivo e il muscolo, in quanto esso funzionerebbe da recettore dello stato d’animo individuale, con un coinvolgimento del sistema nervoso.

Inoltre il tessuto connettivo del muscolo è collegato al colon e al diaframma, e pertanto è in grado di controllare sia la digestione che la respirazione, funzioni notevolmente influenzate da stress, ansia e paura.

La sua posizione anatomica lo mette in rapporto con l’apparato renale e ginecologico, per cui eventuali malfunzionamenti possono riflettersi anche a questi livelli.

In presenza di un’elevata concentrazione di adrenalina, l’ileopsoas reagisce irrigidendosi come meccanismo difensivo nei confronti di eventuali pericoli.

In base alle numerose funzioni di questo organo, è indispensabile mantenere la sua funzionalità a ottimi livelli, servendosi di allenamenti mirati e corretti che devono evitare eccessivi irrigidimenti così come rilassamenti sbilanciati.

La funzione posturale di questo muscolo è strettamente correlata alle funzioni del bacino e del tratto lombare della colonna vertebrale, che costituiscono le zone anatomiche responsabili dell’equilibrio e della deambulazione.

In caso di ileopsoas infiammato, le conseguenze sulla postura si manifestano con dolore alle anche, difficoltà di movimento delle gambe, affaticamento e dolore toraco-lombare della schiena, anomalie respiratorie e digestive.

Anche se non è sempre facile rendersi conto della presenza di disturbi funzionali del muscolo, spesso sono proprio i sintomi associati alla sua flogosi che indirizzano lo specialista verso una diagnosi corretta.

Una volta identificata la presenza di simili disturbi muscolari, è necessario intervenire tempestivamente per riequilibrare il rapporto tra flessione ed estensione delle miofibrille.

Lo stretching dell’ileopsoas viene considerato uno dei presupposti basilari per eliminare dolorose contratture.

L’infiammazione del muscolo può provocare anche dolore inguinale, pubalgia e rigidità a livello dell’articolazione femorale, sintomi che impediscono di camminare, di correre e perfino di rimanere seduti per lungo tempo.

Essendo strettamente collegato alla postura, questo muscolo incide in maniera significativa su tutte le attività sia statiche che dinamiche del corpo, impedendo di mantenere la stazione eretta.

Bisogna non sottovalutare mai i sintomi, anche se lievi, prodotti dall’infiammazione dell’ileopsoas, poiché è molto elevata la tendenza a cronicizzare tali disturbi che nel tempo sono destinati ad aumentare di intensità.

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La causa principale dei sintomi dell’ileopsoas infiammato è un sovraffaticamento dovuto a carichi eccessivi soprattutto sulla componente femorale dell’irgano.

In questi casi è indicato lo stretching passivo dell’ileopsoas comprendente esercizi da effettuare sotto la guida di professionisti oppure di personal trainer competenti in questo settore.

 

Test di Valutazione e riabilitazione

Il test di valutazione dell’ileopsoas, che serve per valutare la sua funzionalità, comprende prevalentemente il Test di Thomas, che permette di controllare la flessione dell’anca in decubito supino.

In queste condizioni è possibile scoprire un’eventuale retrazione muscolare (monolaterale o bilaterale).

Il paziente deve stendersi supino a gambe distese, e procedere con flessione dell’arto fino a ottenere un appiattimento della lordosi lombare, e successiva retroversione del bacino.

Di conseguenza il muscolo viene posto in trazione e solleva la gamba distesa, provocando un innalzamento del ginocchio.

A questo punto lo specialista è in grado di valutare il grado di sollevamento del ginocchio, misurando l’angolo di flessione.

Una prova accessoria è quella di esaminare anche la flessibilità del muscolo femorale: il test prevede di portare la coscia verso il petto per analizzare i flessori controlaterali dell’anca.

In condizioni fisiologiche la superficie posteriore della coscia deve appiattirsi sulla superficie mentre se non raggiunge questo stato indica una retrazione del muscolo femorale.

La riabilitazione dell’ileopsoas di solito è necessaria in presenza di infiammazione acuta o cronica del muscolo, una condizione che limita notevolmente i movimenti delle gambe e del bacino.

In condizioni di contrattura muscolare si manifesta inizialmente un dolore subdolo e poco intenso, localizzato nella fossa iliaca e che tende a intensificarsi in seguito ad alcuni movimenti.

Questa situazione è tipica degli sportivi che spesso avvertono uno schiocco articolare a livello dell’inguine provocato appunto dall’ipoestensibilità dell’ileopsoas, e dunque a un’eccessiva trazione sul tendine che salta come una corda di chitarra.

Il trattamento riabilitativo prevede un massaggio miofasciale del muscolo, finalizzato a recuperare l’estensibilità e la forza contrattile.

In associazione è consigliabile effettuare anche un massaggio riflessogeno per eliminare il rischio di contratture retrograde.

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È sempre indispensabile rimuovere preventivamente blocchi articolari a livello dell’osso sacro, responsabili di un peggioramento della sintomatologia dolorosa.

Le lesioni dell’ileopsoas consistono in notevoli limitazioni funzionali anche per la difficoltà diagnostica che contribuisce a rallentare i tempi di intervento terapeutico.

Il trattamento conservativo è l’unico genere di intervento possibile in quanto non esistono operazioni chirurgiche per questo organo.

Il ciclo terapeutico prevede riposo assoluto per i primi giorni e successivamente, in base all’entità del disturbo, interventi di terapia fisica, antalgica e antiflogistica, che oltre al massaggio miofasciale comprendono laserterapia, stretching e tonificazione muscolare.

In presenza di blocchi osteo-articolari possono essere utili anche manipolazioni osteopatiche, associate a esercizi per lo psoas.

La contrattura del muscolo prevede una riabilitazione di tipo massoterapico decontratturante, con interventi riflessogeni per la correzione posturale del bacino.

La tecnica consiste in esercizi di riassializzazione e di annullamento delle posture in retroversione responsabili del dolore.

Una volta risolta la contrattura muscolare, la riabilitazione prevede l’esecuzione di esercizi di rinforzo eccentrico sia manuali che con zavorra, che interessano anche i muscoli dei glutei e del quadricipite.

Raggiunto l’obiettivo di bilanciare forza ed estensibilità, la riabilitazione prevede l’ultima fase con coinvolgimento massivo dell’anca e sviluppo propriocettivo globale dei muscoli tendinei.