Ictus e Riabilitazione Motoria

Ictus

Cos’è un Ictus?

La parola ictus deriva dal latino e sta per colpo. Si tratta di un improvviso evento cerebrovascolare di natura neurologica. Spesso, è dovuto a una placca aterosclerotica presente a livello dei vasi che favoriscono l’apporto di sangue al cervello.

Quand’è che si verifica un Ictus?

Nella maggior parte delle casistiche un ictus si verifica nel momento in cui un’arteria cerebrale si chiude, dando luogo a un’ischemia: si registra, di fatto, una brusca interruzione dell’afflusso di sangue in riferimento a un’area dell’encefalo. Entrando nello specifico, la causa primaria di un’ischemia cerebrale risiede nei depositi di colesterolo all’interno dei vasi sanguigni.

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Il lume tende a restringersi, si formano coaguli di sangue che comportano occlusione dei vasi. Con l’interruzione del normale flusso sanguigno, le cellule cerebrali vanno incontro all’inevitabile morte.

Sempre per quanto riguarda l’ictus, un’altra causa, seppur meno frequente, è quella dell’emorragia cerebrale per via della rottura di un aneurisma. In questo caso, la parete di un’arteria o di una vena si rompe per via di una dilatazione anomala. Al tempo stesso, si può verificare sia un rialzo evidente dei valori pressori sia un forte trauma cranico.

Ictus nel Mondo e in Italia

A livello mondiale, l’ictus si manifesta più spesso una volta superata la soglia dei 55 anni. A ogni decade, le probabilità poi raddoppiano. In genere, si verifica più frequentemente tra gli uomini piuttosto che fra le donne, dato che il sesso maschile appare più predisposto rispetto a quello femminile, quando si tratta di patologie cardiovascolari.

Ogni anno in Italia si registrano oltre 185.000 nuovi casi di ictus. Di questi, ben 35.000 ne avevano già avuto uno in precedenza. Occorre notare che l’ictus può essere invalidante, in quanto i deficit neurologici permanenti incidono inevitabilmente sulla qualità di vita.

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Occorre anche tenere conto della questione socio-economica quando si tratta di analizzare come impatta l’ictus: non bisogna tenere conto solamente dei costi di gestione dei pazienti e dei ricoveri, ma anche delle spese successive in caso di disabilità. L’assistenza presso strutture sanitarie apposite, la perdita del lavoro e l’impegno gravoso per i familiari dei pazienti vanno sempre tenuti in considerazione.

Quali sono i fattori di rischio maggiormente ricorrenti?

I principali fattori di rischio dell’ictus sono sostanzialmente analoghi a quelli delle patologie attinenti all’apparato cardiovascolare. L’obesità, uno stile di vita eccessivamente sedentario con tanto di inattività fisica, una dieta ipocalorica non fanno altro che favorire l’accumulo di chili superflui e al tempo stesso dei grassi in circolo. Nel momento in cui questi ultimi si depositano sulla parete delle arterie, si formano le placche aterosclerotiche. Queste ultime possono dare luogo a ipertensione arteriosa. Se i valori sono elevati, c’è il rischio che i vasi sanguigni si restringano e che si rompano. Bisogna prevenire necessariamente questo fattore di rischio per il semplice motivo che risulta a oggi quello che incide maggiormente sulla pressione arteriosa. L’assuefazione alla nicotina incide negativamente sulla questione, perché la presenza di tutta una serie di sostanze nocive contenute nelle sigarette arrecano danni evidenti alle pareti dei vasi sanguigni. Lo stesso dicasi per le bevande alcoliche e per l’ipercolesterolemia. Il colesterolo cattivo LDL causa la formazione delle placche aterosclerotiche e del diabete.

Altro fattore di rischio è quello dovuto alla sindrome delle apnee ostruttive nel corso del sonno. In questo lasso di tempo, il livello di ossigeno si abbassa sensibilmente, dando luogo a un’ipossia. Inoltre, la fibrillazione atriale rappresenta un altro evidente fattore di rischio: la contrazione incontrollata delle pareti dell’atrio sinistro danno luogo a ristagni di sangue e alla formazione di trombi che, se si staccano, entrando in circolo, aumentano le probabilità di ictus.

Ictus: cause

L’interruzione del flusso sanguigno al cervello dà luogo a ischemia, vale a dire a uno squilibrio fra la richiesta di ossigeno del cervello e l’offerta dei vasi arteriosi. Quando si verifica questo evento, il più delle volte è coinvolta la formazione di una placca aterosclerotica, così come l’accumulo di particelle di colesterolo cattivo LDL. Tendenzialmente, la formazione avviene nella biforcazione carotidea: il flusso inizia a farsi piuttosto turbolento, a causa degli urti continui tra le particelle presenti nel sangue e la parete del vaso. A seguito della loro adesione, ha inizio il processo di accumulo: a fronte di una maggiore grandezza della placca aterosclerotica, corrispondono maggiori probabilità di andare incontro a un ictus. Il vaso sanguigno si restringe e la placca rischia di rompersi: quindi, tutto il materiale presente all’interno si riversa nel sangue e segue il flusso nella direzione del cervello.

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Gli emboli, vale a dire i frammenti, causano l’ostruzione del flusso sanguigno e l’area del cervello, non ricevendo sangue e ossigeno, finisce per andare incontro a un evidente malfunzionamento. Tutto questo è causa di perdita delle funzioni e di morte. 

Ictus: conseguenze

Allo stato attuale delle cose, l’ictus si dimostra la terza causa di morte, dopo le patologie di natura cardiovascolare e i tumori. Al tempo stesso, si tratta della causa primaria di disabilità e di invalidità permanente nei paesi capitalisti. Nei primi 30 giorni, il tasso di mortalità dovuto a ictus si attesta attorno al 20%. A distanza di un anno, può arrivare sino al 30%. L’effetto della lesione cerebrale, comunque, risulta strettamente correlato alla zona colpita: il cervello, infatti, funziona come una sorta di mappa e ogni zona colpita svolge una determinata funzione.

Ictus: sintomi

L’ictus è un evento di tipo acuto e improvviso: può verificarsi sia in modo asintomatico sia con sintomi difficili da identificare in modo netto. Esempio particolarmente calzante al riguardo è il classico mal di testa che, spesso, precede l’ictus emorragico, a causa della fuoriuscita di sangue dal vaso rotto.

I sintomi che, in linea di massima, dovrebbero far suonare il campanello d’allarme circa i sospetti di ictus sono i disturbi nella comprensione e nell’articolazione del linguaggio: capita di frequente che gli individui che stanno avendo un ictus non riescono a elaborare frasi complete, né tanto meno a capire cosa si sta verificando. Il motivo di fondo è che stanno attraversando uno stato confusionale, dovuto all’ipo-ossigenazione cerebrale. Lo stesso dicasi anche per la paralisi facciale e per quella che coinvolge gli arti: generalmente, questa tende a palesarsi solo in riferimento a un lato del corpo. Possono verificarsi, poi, seri disturbi visivi: frequenti sono gli annebbiamenti, gli oscuramenti e i casi di diplopia.

Tra i sintomi più ricorrenti di ictus, inoltre, è opportuno citare i disturbi nella fase di deambulazioneperdita di equilibriovertigini, carenza nella coordinazione dei movimenti e impossibilità nel tenere una posizione stabile sono evidenti sintomi. Spesso, il diretto interessato perde forza nelle gambe quando cammina, al punto da accasciarsi sulle ginocchia. Se a esser coinvolte sono le arterie, le difficoltà nel parlare sono ancora più evidenti.

A tal proposito, è opportuno evidenziare come alcuni studi condotti nelle università degli Stati Uniti d’America abbiano reso più semplice l’identificazione di un ictus. Il modello FAST, basato su semplici test, è un esempio a tema.

F sta per “face” (faccia): viene chiesto all’individuo di soffiare o di sorridere per vedere se è presente una paresi facciale.

A sta per “arms” (braccia): nel momento in cui l’individuo solleva le braccia sulla testa, se una si abbassa contro la sua volontà, allora sono elevate le probabilità di ictus;

S sta per “speech” (linguaggio): l’individuo non riesce a elaborare o a ripetere frasi semplici;

Ictus

T sta per “time” (tempo): qualora dovesse presentarsi anche uno dei sintomi in oggetto, chi è accanto deve avvertire immediatamente i soccorsi. Ogni secondo è prezioso!

Tipologie di Ictus

Varie sono le tipologie di ictus. Vi è quello di tipo emorragico, dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale già danneggiata in precedenza. Vi è poi quello ischemico, dovuto al restringimento del vaso sanguigno o di un embolo. Un evento meno grave dell’ictus è poi noto come TIA, vale a dire attacco ischemico transitorio: si verifica per via della formazione di un piccolo embolo che per un breve lasso di tempo va a ostruire un vaso sanguigno di piccolo calibro. In seguito al ripristino del normale afflusso di sangue, tutto torna alla normalità.

Ictus: prevenzione

Per prevenire l’ictus e per ridurre i fattori di rischio, è opportuno adottare un sano stile di vita. Una sana alimentazione, basata sulla regolare assunzione di cibi freschi, di frutta e verdura stagionata, la riduzione di cibi poco salutari (dolci, carni rosse, grassi, zuccheri), smettere di fumare, fare regolare attività fisica in palestra o all’aria aperta per contrastare la sedentarietà e il sovrappeso sono aspetti imprescindibili al giorno d’oggi.

Cosa fare a fronte di ictus o di sospetto di Ictus

Anni addietro, si poteva contare solo sulla prevenzione per scongiurare i rischi di ictus. Al giorno d’oggi, invece, le ricerche mediche hanno evidenziato quanto preziose possano essere le primissime ore dalla comparsa dei primi sintomi. Se si interviene con trattamenti specifici si possono scongiurare gravi scenari. Agire, andando a rimuovere il trombo tramite trattamento endovascolare o mediante trombolisi, può salvare vite.

Diagnosi

Con la comparsa dei primi segnali di ictus, occorre portare il paziente in pronto soccorso. Si tratta di una situazione di emergenza, dove è fondamentale la rapidità di intervento. Tra i primi test a cui vengono sottoposti i pazienti, si distingue la TAC (tomografia assiale computerizzata): lo scopo primario è quello di distinguere l’ictus ischemico da quello emorragico. Solo in presenza di sangue all’interno della scatola cranica, allora la natura dell’ictus sarà emorragica. A fronte di esito negativo della TAC, si procede con l’eco color Doppler delle carotidi, la cui mission di fondo ruota tutta attorno all’analisi della placca aterosclerotica: se quest’ultima risulta particolarmente estesa, allora aumentano i rischi di ictus, dovuti a una sua rottura e alla conseguente formazione di emboli. La metodologia in questione è un’ecografia dei vasi sanguigni, volta a prendere visione dell’effettiva entità della stenosi e della morfologia del flusso sanguigno.

Molto utile al riguardo, poi, è l’angio-TC, una specifica tomografia, deputata a studiare in maniera accurata i vasi del collo. Il ricorso alla risonanza magnetica a diffusione consente di valutare i micro infarti attinenti alla superficie cerebrale. L’ecocardiogramma poi assicura una verifica dell’embolo: occorre accertarsi che non sia di origine cardiaca. Valutazioni neurologiche successive e indagini diagnostiche servono infine a valutare la reale entità dei danni e possibili ripercussioni sulla qualità di vita del soggetto.

Ictus: terapia

Molto utile è un farmaco: Alteplase, approvato già da tempo in Italia. Il suo scopo primario verte sullo scioglimento del coagulo e sulla riapertura dell’arteria, precedentemente chiusa. L’efficacia della terapia è effettiva solo se si interviene in un lasso di tempo massimo pari a 4 ore e 30 minuti dall’avvento dei primi sintomi di ictus ischemico. Ciò vuol dire, quindi, che è bene che il trattamento sia quanto più precoce possibile.

Ictus

Gestire un paziente colpito da ictus è possibile ricorrendo a uno staff di medici con competenze multidisciplinari, partendo dall’identificazione dei sintomi al pronto soccorso e proseguendo poi con gli esami diagnostici, con la pianificazione della terapia migliore e con l’assistenza post-intervento.

Il ruolo strategico della Riabilitazione Posturale

A partire dalla presa in carico del paziente, lo staff medico deve preoccuparsi in primis di stabilizzare la condizione, salvandogli la vita. Con l’approccio integrato, basato su varie strategie riabilitative, posturali incluse, il paziente ha maggiori possibilità di ritornare alla normalità. I professionisti che si occupano della riabilitazione del soggetto con ictus sono i medici neurologi, che hanno la responsabilità della diagnosi, della cura e della terapia farmacologica, i fisioterapisti, che si occupano del piano riabilitativo, della questione motoria, dell’aspetto cognitivo, degli esercizi terapeutici, i logopedisti, utili per risolvere i disturbi linguistici dovuti alla patologia, gli ergoterapisti, decisivi ai fini del reinserimento del diretto interessato alla routine quotidiana, e i nutrizionisti, che assicurano l’alimentazione ideale in seguito allo shock. In cosa consiste la riabilitazione posturale? Sostanzialmente, non è un’iperbole asserire che gli effetti di un ictus sono paragonabili a quelli di una bomba: dopo l’esplosione, confusione, disorientamento e danni sono i problemi con cui il paziente si ritrova a che fare. Per intravedere quanto accaduto, bisogna diradare il fumo dell’esplosione. I fisioterapisti, dopo aver stimato i danni, devono fare un lavoro di ricostruzione, dove non è detto che il recupero avvenga nella totalità.

La fisioterapia ha maggiori opportunità di successo nel corso del primo anno: il percorso mira a stabilizzare la situazione. Si consiglia di iniziarlo dopo le prime due settimane dell’evento. Il danno maggiormente ricorrente è l’emiplegia, vale a dire che la metà del corpo perde sensibilità, forza, coordinazione e sensibilità. In genere, le lesioni della parte destra del cervello danno luogo a deficit motori al lato sinistro. La fisioterapia posturale post ictus serve a limitare le conseguenza: in seguito all’ingresso nella struttura riabilitativa, i fisioterapisti si confrontano con lo staff medico, con i logopedisti e con gli ergoterapisti allo scopo di adeguare il trattamento anche tenendo conto degli sviluppi in vari ambiti: la stesura del piano di trattamento avviene sempre tenendo conto delle effettive esigenze del soggetto e del suo quadro clinico. Il recupero ottimale dipende anche da come vengono programmati gli obiettivi di breve periodo e di lungo termine. Fanno parte dei primi i trasferimenti dal letto alla carrozzina, da supino a seduto, i passaggi posturali laterali, la gestione degli arti, l’autonomia di base, la motilità del tronco, il controllo del tono muscolare e il mantenimento della posizione eretta, senza bisogno di supporti.

Tra gli obiettivi di lungo termine, vi sono oltre al consolidamento di quelli prefissati nel breve periodo, anche il ritorno alla quotidianità e il cammino in totale autonomia. Il fisioterapista, lavorando sulla postura del soggetto colto da ictus, ha il compito di ripristinare la correttezza dei suoi movimenti, guidando il percorso di riabilitazione. Tutti i vari parametri vengono costantemente monitorati dallo staff medico, considerando l’evoluzione medico in base a come si evolve il quadro clinico. Per migliorare la postura in seguito a ictus, i fisioterapisti optano spesso per il metodo Bobath, consistente in un approccio manuale, volto a migliorare il benessere psicofisico del soggetto.

Conclusioni

Riconoscere i sintomi dell’ictus e sapere come agire a fronte di una sua manifestazione è fondamentale per evitare al diretto interessato serie complicazioni. Prevenire il “colpo” in maniera tempestiva, può salvare vite.