Diabete e Rieducazione Posturale

Diabete

Il Diabete è una patologia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), dovuti a un’alterata sensibilità all’insulina. Esistono due tipologie principali di Diabete: il Diabete mellito di tipo 1 e quello di tipo 2.

Cosa è il Diabete?

L’iperglicemia dipende da una produzione insufficiente di insulina (l’ormone deputato alla regolazione dei livelli di glucosio nel sangue). Se il Diabete di tipo 1 è determinato dalla totale assenza di secrezione insulinica, il Diabete di tipo 2 è caratterizzato da una ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina, oppure da una ridotta secrezione di insulina da parte del pancreas (ovvero dalle cosiddette beta-cellule). Il Diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune caratterizzata da un esordio brusco, che può avvenire durante l’infanzia o l’adolescenza (più raramente in età adulta). Questa condizione fa sì che il pancreas non produca insulina o ne produca pochissima: pertanto, è necessario che questa sostanza venga iniettata tutti i giorni e per tutta la vita. Le cause alla base del Diabete di tipo 1 sono ancora sconosciute.

Diabete

Il danno provocato dal sistema immunitario nei confronti delle cellule deputate alla produzione di insulina potrebbe essere legato a fattori genetici o ambientali. Il Diabete di tipo 2, che è la forma più diffusa con oltre il 90% dei casi diagnosticati, è causato dalla bassa produzione di insulina da parte del pancreas. Generalmente, la malattia tende a manifestarsi dopo i 40-50 anni. Sono diversi i fattori di rischio associati alla sua insorgenza. Tra questi figurano: familiarità, obesità, sovrappeso, sedentarietà e appartenenza a determinate etnie. Riguardo alla familiarità, buona parte dei pazienti cui è stato diagnosticato il Diabete di tipo 2 ha parenti di primo grado (fratelli o genitori) affetti dalla stessa malattia. Nei gemelli monozigoti, la concordanza della malattia si avvicina addirittura al 100%, a conferma di una forte componente ereditaria. Il Diabete di tipo 2 può essere silente per molto tempo, poiché l’iperglicemia tende a svilupparsi in maniera graduale. Spesso, la diagnosi è tardiva o casuale e avviene in concomitanza con una condizione di elevato stress fisico, che può sfociare in un’infezione locale o sistemica, oppure in altri disturbi. Questa condizione tende a peggiorare in assenza di attività fisica e col passare del tempo e ad aggravare la cosiddetta insulino-resistenza. Purtroppo, il Diabete è una patologia particolarmente diffusa in tutto il mondo, che non può essere curata ma soltanto gestita.

Epidemiologia

Il Diabete continua a diffondersi rapidamente in tutto il mondo. Le stime proposte dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), suggeriscono numeri sempre più preoccupanti, in grado di inquadrare alla perfezione la gravità del problema anche in termini economici. Al momento, sarebbero circa 422 milioni i pazienti affetti da Diabete, mentre 1.5 milioni sono i decessi annuali collegati alla malattia. In Italia, i diabetici sono almeno 3.5 milioni, ovvero il 5% della popolazione totale.

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A questi numeri vanno aggiunti coloro che, in assenza di segni e sintomi evidenti, ancora non sanno di avere il Diabete. Secondo le stime più affidabili, queste persone sono più di 1 milione. Secondo i dati forniti dalla IBDO Foundation, nel 2030 i diabetici in Italia dovrebbero superare i 5 milioni.

Eziopatogenesi

Diabete di Tipo 1

In caso di Diabete di tipo 1 le cellule beta pancreatiche non producono insulina, a causa dell’attacco portato loro dal sistema immunitario. Le cellule beta pancreatiche sono deputate alla produzione di insulina e la loro diminuzione può durare anni, finché il loro quantitativo totale arriva al punto che i livelli di insulina non sono più sufficienti per controllare la glicemia. Vale la pena sottolineare come alcuni pazienti cui è stato diagnosticato il Diabete di tipo 1 non sembrino essere affetti dalla forma autoimmune della malattia, ma da una forma idiopatica. Secondo alcune ricerche, più del 90% dei pazienti con Diabete di tipo 1 possiede i geni predisponenti. Tali geni sembrano più diffusi presso alcune popolazioni e ciò spiegherebbe la prevalenza di questa forma di Diabete in determinati gruppi etnici (ad esempio i sardi e gli scandinavi). Alcuni virus (tra cui quello della rosolia, il cytomegalovirusl’Epstein-Barr virus e il retrovirus) sembrerebbero direttamente collegati alla comparsa della malattia. Pare che tali virus siano in grado di arrecare danni alle cellule beta pancreatiche sia in maniera diretta che indiretta, attraverso alcuni meccanismi non perfettamente chiariti.

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Anche l’alimentazione può favorire l’esordio della malattia. A quanto pare, uno scarso consumo di vitamina D in soggetti predisposti e l’esposizione dei neonati ad elevati livelli di nitrati nell’acqua o ai derivati del latte, sarebbero in grado di aumentare il rischio di sviluppare il Diabete tipo 1. I meccanismi alla base di tali associazioni non sono stati ancora chiariti.

Diabete di Tipo 2

Il Diabete tipo 2 è provocato da livelli di insulina inadeguati, a causa di una resistenza all’insulina. Tale condizione si chiama insulino-resistenza e conduce all’incapacità di arrestare la produzione di glucosio da parte del fegato. Inoltre, la resistenza all’insulina limita la capacità dell’organismo di assorbire il glucosio. Questa combinazione causa iperglicemia, soprattutto durante le fasi iniziali della malattia. La patologia è più diffusa tra le persone anziane. Negli anziani, infatti, i livelli di glicemia tornano nella norma più lentamente, a causa delle maggiori quantità di grasso addominale e viscerale e della riduzione della massa muscolare. Questa forma di Diabete ha cause genetiche, come confermato dall’elevata incidenza della malattia tra individui di origine americanaindiana e africana, nonché tra i parenti delle persone già affette dalla patologia. Anche in questo caso, i fattori scatenanti non sono stati del tutto compresi. Quel che è certo è che sovrappeso e obesità figurano tra le cause predisponenti più importanti. La presenza di tessuto adiposo incrementa i livelli di acidi grassi, i quali contribuiscono alla compromissione del trasporto del glucosio. Il tessuto adiposo ha funzioni molto simili a quelle degli organi endocrini, essendo in grado di liberare adipocitochine capaci di influenzare più o meno favorevolmente il metabolismo glucidico.

I Sintomi del Diabete

Molto spesso, l’iperglicemia non produce sintomi, motivo per il quale il Diabete è spesso considerato una malattia subdola. Nella maggior parte dei casi, segni e sintomi compaiono soltanto quando la patologia è già presente e ha già cominciato a far danni.

Diabete

Nei casi acuti, la sintomatologia classica include stanchezzapolidipsia (aumento della sete), poliuria (aumento della diuresi), perdita di peso, spesso concomitante a un deciso aumento dell’appetitodolori addominali e malessere generale. Nei casi più gravi, è possibile che il paziente sperimenti anche confusione mentale e perdita di coscienza. Inoltre, è importante notare come la presenza costante di valori glicemici superiori alla media peggiori il rischio di complicanze micro e macro-vascolari. Per quanto riguarda le complicanze più frequenti, tra queste è possibile annoverare:

  • danno cardiovascolare, che può portare all’infarto del miocardio, a cardiopatie ischemiche e a ictus cerebrale
  • danni agli occhi quali la retinopatia, causata da ipertensione e iperglicemia cronica, che a loro volta provocano alterazioni dei vasi sanguigni con conseguente peggioramento della vista
  • danni renali che, in casi estremi, possono portare alla dialisi
  • danni neurologici, tra cui l’alterazione funzionale e anatomica del sistema nervoso centrale, periferico e volontario, con disturbi quali deficit acustici, visivi, motori e sensitivi

Terapie

Diabete di tipo 1

Dal Diabete di tipo 1 non si guarisce, ma la corretta terapia, se supportata da motivazione e impegno, da una dieta sana e dalla giusta quantità di attività fisica, può aiutare a tenere sotto controllo la glicemia e a prevenire eventuali complicanze. Sebbene non esista alcuna cura definitiva per questa malattia, la terapia basata sulla somministrazione di insulina si è dimostrata efficace nel tenere sotto controllo il Diabete. L’insulina va somministrata mediante iniezioni eseguite nel tessuto sotto-cutaneo, dal quale si diffonde al resto dell’organismo. L’insulina esogena simula l’azione di quella endogena, quindi consente un uso normale del glucosio da parte delle cellule, sia prima che dopo i pasti. Le numerose ricerche scientifiche eseguite nel corso del tempo, hanno prodotto terapie in grado di semplificare la vita dei pazienti affetti da Diabete di tipo 1, i quali oggi non sono più costretti a rinunciare ad alcuna abitudine o attività. Ad esempio, è possibile mangiare quando si preferisce, senza dover rispettare orari precisi. Di grande importanza è l’autocontrollo della glicemia, termine usato per indicare alcune operazioni da svolgere quotidianamente, allo scopo di monitorare i livelli di glucosio nel sangue. L’autocontrollo del Diabete fornisce informazioni utili a prevenire l’insorgenza di eventuali complicanze acute (ipoglicemia o chetoacidosi), nonché la comparsa di complicanze croniche. Infine, vale la pena sottolineare come non sia possibile prescindere da una dieta bilanciata e da un’attività fisica costante.

Diabete di tipo 2

A differenza del Diabete di tipo 1, questa forma di Diabete non prevede una terapia a base di insulina, ma soltanto il rispetto di una dieta sana e bilanciata, nonché la pratica costante di attività fisica. Tali abitudini, se seguite con impegno e dedizione per tutta la vita, possono portare risultati eccellenti in termini di controllo della glicemia. La terapia standard consiste in una dieta povera di grassi, che non esclude i carboidrati e, quindi, alimenti come il pane, la pasta, le patate, il riso e la frutta. L’attività fisica serve soprattutto a tenere sotto controllo i livelli di glucosio e a gestire il peso, che va assolutamente portato entro i limiti del proprio peso forma. Infine, si raccomanda di assumere buone quantità di fibre vegetali che, nonostante possano risultare indigeste, sono in grado di ritardare o ridurre l’assorbimento degli zuccheri. Se alimentazione ed esercizio fisico non dovessero bastare per riportare la glicemia entro livelli ottimali, il medico potrebbe decidere di affiancarvi l’assunzione di farmaci in grado di ridurre la glicemia. Parliamo degli ipoglicemizzanti orali, il cui limite più grande sta nella progressiva riduzione dell’efficacia. La somministrazione di insulina via iniezioni potrebbe tornare utile qualora l’approccio appena descritto non dovesse garantire vantaggi reali. Inoltre, potrebbe aiutare in caso di interventi chirurgici o infezioni. Anche nel Diabete di tipo 2 è cruciale il ruolo dell’automonitoraggio. Sebbene la glicemia goda di maggiore stabilità rispetto a quanto avviene nei pazienti affetti da Diabete di tipo 1, resta necessario eseguire controlli costanti (almeno 1 o 2 volte al giorno). Quanto detto consente di prevenire la quasi totalità delle complicanze associate al Diabete e di migliorare sensibilmente la qualità di vita del paziente.

La relazione del Diabete con la Postura

Una Postura scorretta influisce inevitabilmente sulle condizioni di salute dell’individuo, sia dal punto di vista fisico che psicologico. La Postura è da ritenersi sana se ottenuta allineando in maniera corretta le diverse parti del corpo, grazie all’attivazione della tensione fisiologica nei muscoli Posturali (cosce, schiena, spalle, etc). Tuttavia, nei pazienti con neuropatia diabetica, i movimenti tendono ad influenzare negativamente l’allineamento, sottoponendo a un forte stress l’apparato muscolo-scheletrico. In tal caso, tra i sintomi più frequenti e diffusi figurano la limitazione funzionale e il dolore, che si traducono in una limitata libertà di movimento del collo, del dorso e della regione lombare. Tali evidenze vengono spesso accompagnate da mal di testa persistenti e, nei casi più gravi, da disturbi della sensibilità quali intorpidimento degli arti. Queste alterazioni provocano una sensazione di malessere generale, ma possono dar luogo anche a danni prolungati o permanenti quali artropatietendinopatiecontratture muscolari e così via.

Il ruolo della Rieducazione Posturale

Pressione Plantare e Postura sono due cose legate in maniera indissolubile. La regione plantare, infatti, rappresenta l’interfaccia di contatto tra corpo e mondo esterno. La distribuzione della pressione generata sulla superficie plantare può essere estremamente variabile a seconda dell’attività svolta ma, al contempo, può essere alterata da eventuali patologie come il Diabete. Nei piedi sani, gli archi trasversali e longitudinali riescono a distribuire bene la forza. Al contrario, piccole o grandi alterazioni dell’arco plantare possono causare evidenti modifiche strutturali e influenzare negativamente la distribuzione del carico.

Diabete

Quest’ultima può alterare la Postura statica e dinamica. Il passo è uno degli indicatori più importanti delle condizioni fisiche e cognitive di un individuo. Eventuali modifiche del passo possono fornire informazioni circa la qualità di vita del paziente ed essere d’aiuto nella diagnosi e nella cura di alcune patologie fisiche e neurologiche connesse all’invecchiamento. Per fortuna, lavorare sulla Postura è possibile, oltre che estremamente utile. A tal proposito, è fondamentale ridurre le sollecitazioni e i carichi in grado di danneggiare la colonna vertebrale. Un rimedio efficace è eseguire esercizi di stretching con particolare attenzione per i muscoli in tensione. Da seduti, è utile tenere i piedi poggiati a terra ed evitare di incrociare le gambe. Quando si sta in piedi, invece, è necessario tenere tronco e bacino ben dritti senza curvarli in avanti. Al contempo, è importante cercare di tenere le spalle in asse con il petto (senza anteporle) e sforzarsi di mantenere l’addome sempre in tensione. La Postura è regolata da alcuni recettori Posturali che lavorano come propriocettori e che comunicano con il Sistema Nervoso Centrale, inviando e ricevendo informazioni circa le variazioni necessarie per svolgere le diverse attività quotidiane. I recettori fondamentali sono i piedi, gli occhi, i viscerila cute e l’apparato masticatorio. I pazienti con neuropatia diabetica sono costretti a convivere con un’alterata percezione dello spazio e del proprio corpo, a causa del cattivo funzionamento di alcuni di questi recettori. Il risultato è un equilibrio Posturale imperfetto. Per quanto riguarda i piedi, la presenza di neuropatia diabetica può compromettere in maniera significativa l’assetto vertebrale e le articolazioni, dando luogo ad artrosidolori articolari, verticalizzazione della colonna vertebrale e altre disfunzioni in grado di peggiorare la Postura. Ciò avviene perché il piede neuropatico presenta un arco plantare accentuato, con una marcata retrazione muscolare degli estensori delle dita. A pagarne le conseguenze è soprattutto la colonna vertebrale, che viene caricata di un maggior lavoro. In sintesi, nelle persone affette da Diabete, una Postura scorretta determina un’alterata sensibilità della pianta del piede, con effetto a cascata su tutti i muscoli e le articolazioni ad essa collegati, nonché un aumentato rischio di ulcere e lesioni a livello del piede, con conseguente rischio di sviluppare il cosiddetto piede diabetico. La Rieducazione Posturale nel paziente con Diabete può aiutarlo a riacquisire il controllo di determinate regioni muscolari, limitando o ritardando il peggioramento della Postura e la comparsa di tutti gli squilibri articolari e muscolari che ne derivano.